Il Governo ignora i dati e condanna l’Italia a una nuova fuga dei talenti

COMUNICATO – GRUPPO CONTROESODO


IL GOVERNO IGNORA I DATI E CONDANNA L’ITALIA A UNA NUOVA FUGA DEI TALENTI

L’80% di crollo nei rientri in Italia dopo la riforma del regime impatriati non è un’opinione. È un fatto, leggete qui. Sono i numeri ufficiali dalle dichiarazioni dei redditi elaborate dal MEF a certificare il disastro che Gruppo Controesodo aveva preannunciato da tre anni: la nuova normativa ha prodotto un fallimento clamoroso, prevedibile e totalmente evitabile. Mentre altri Paesi competono per attrarre talenti, competenze e capitale umano qualificato, l’Italia sceglie scientemente di respingerli. E la cosa più grave è che questo crollo era stato previsto con largo anticipo, da Gruppo Controesodo.

Durante la conversione in legge del Decreto Fiscale, erano stati presentati emendamenti che davano la possibilità di estendere le agevolazioni premiando il radicamento, la natalità, gli investimenti e l’occupazione nel settore sanitario. Proposte tecnicamente valide, sostenibili e alcune persino a costo zero per correggere una norma evidentemente sbagliata. Sono stati bocciati tutti. Non per mancanza di argomenti. Non per ragioni economiche. Non per vincoli di finanza pubblica. Sono stati bocciati per decisione ministeriale e non politica visto che in Commissione Finanze al Senato, che ha mostrato forte sensibilità sul tema, il consensus era ampio e bipartisan.

Ricordiamo che la legge attuale, che ha portato al tracollo -80% dei rientri, è stata disegnata dal VM Leo; l’impressione è che si voglia difendere ciecamente una visione che si è rivelata profondamente sbagliata. I segnali non sono buoni, se pensiamo che il responsabile della segreteria, Dott.Arrigo, non si è nemmeno degnato di rispondere ai nostri messaggi che chiedevano di supportare le proposte presentate, e alle email della Community che portavano esperienze concrete a sostegno. Il Sottosegretario Freni, come leggerete sotto nel resoconto, ha espresso il parere negativo che ha portato all’affossamento di tutti gli emendamenti.

Ai Senatori della Commissione che hanno presentato gli emendamenti, e al Presidente Garavaglia che si è speso notevolmente per difenderli, va il nostro ringraziamento e un appello a non abbandonare il tema.

I Senatori che hanno presentato gli emendamenti, in ordine di presentazione:

Paita, Musolino (IV)

Croatti, Turco (M5S)

Lombardo, Patton (Misto/Azione, RE)

Tajani (PD)

Croatti, Turco (M5S)

Potenti, Garavaglia (Lega)

Trevisi (FI)


Di fronte a dati tanto evidenti, una domanda diventa inevitabile: chi, dentro il Ministero dell’Economia e delle Finanze, continua a sabotare ogni tentativo di trattenere o far rientrare il talento italiano?

Perché è difficile trovare una spiegazione razionale a un atteggiamento tanto ostinato. Se una misura produce un crollo dell’80%. Se i dati ufficiali lo confermano. Se esistono correttivi facilmente implementabili. Se tali correttivi non comportano costi per lo Stato. Allora il rifiuto di intervenire non può più essere definito prudenza amministrativa. Diventa una scelta ideologica. Una scelta miope. Una scelta dannosa. Una scelta contro l’interesse nazionale.

Ogni professionista che decide di non tornare o ri-espatriare è un investimento perso. Ogni medico formato in Italia che lavora all’estero è una sconfitta del sistema. Ogni ricercatore, manager, imprenditore o specialista che rinuncia al rientro rappresenta meno innovazione, meno crescita, meno gettito fiscale, meno contributi previdenziali e meno competitività. Dati INPS alla mano,  il monte contributivo perso a causa della nuova legge disegnata da chi continua a bloccare ogni correttivo, somma alla cifra mostruosa di oltre 4,4 miliardi di euro, come contraltare del mancato rientro di 24mila lavoratori.

Stiamo parlando di danni concreti, non simbolici.

Mentre il Paese affronta crisi demografica, stagnazione produttiva e carenza crescente di competenze qualificate, al MEF si continua a considerare il rientro dei talenti come un problema anziché una priorità strategica. È una posizione incomprensibile e profondamente irresponsabile.

Gruppo Controesodo chiede un intervento immediato. Se non si interviene subito con i correttivi proposti, l’Italia rischia di infliggersi un danno storico: una nuova emorragia di capitale umano qualificato, con conseguenze economiche e sociali devastanti. Un Paese che respinge i propri talenti sta scegliendo deliberatamente di impoverire il proprio futuro.

Gruppo Controesodo chiede, per l’ennesima volta, un confronto serio con il MEF per sbloccare questa impasse al più presto! Noi abbiamo le idee, che, dati alla mano, si sono sempre dimostrate corrette. Bisogna metterle a terra, non continuare a difendere visioni ideologiche contro le evidenze.

Gruppo Controesodo



Crollo -80% dei rientri in Italia con la nuova legge

Il MEF ha pubblicato i dati sulle dichiarazioni dei redditi a valere sul periodo di imposta 2024. 

Qui il link ai dati.

Il 2024 è il primo anno in cui è entrato in vigore il nuovo regime fiscale per i lavoratori impatriati, che ha subito fortissime limitazioni e riduzioni della portata dell’agevolazione concessa rispetto al regime precedente. 

Questo ci aveva subito portato a prevedere un fortissimo rallentamento dei rientri. Sulla base dei dati di registrazione al nostro sito, che monitoriamo in tempo reale, già due anni orsono avevamo stimato un dimezzamento del flusso di lavoratori che riportano la residenza in Italia. I dati a consuntivo sono molto peggiori.

Eccoci dunque alla resa dei conti ufficiale:  -80% dei rientri anno su anno! 

I nostri dati indicano che il tracollo è continuato anche nel 2025 e nel 2026.

Si tratta di un danno incalcolabile per il Paese. Il numero assoluto di rientri nel 2022-23 aveva superato le 10mila unità all’anno. Come mostrato dall’INPS nel suo XXIV Rapporto annuale[1], in base a dati incrociati INPS/MEF, nel periodo 2016-2023, sulla scia delle innovazioni apportate al regime agevolativo dal “Decreto Crescita”, il  monte contributivo versato dai beneficiari era passato da 33 milioni di euro nel 2016 a oltre 920 milioni nel 2023: un contributo importante alla sostenibilità del sistema previdenziale e assistenziale. Facendo un rapido e approssimativo calcolo su questi dati, se nel triennio 2024-2026 abbiamo un calo del -80% dei rientri annuali, (cosa che sembra quasi inevitabile), il monte contributivo perso somma alla cifra mostruosa di oltre 4,4 miliardi di euro, come contraltare del mancato rientro di 24mila lavoratori.

È urgente una revisione della normativa.

Al momento si sta discutendo al Senato la conversione del Decreto Legge Fiscale, che sarebbe il veicolo ideale. Abbiamo scritto a tutti i Senatori componenti della Commissione Bilancio per chiedere un intervento.

Come abbiamo mostrato grazie ai sondaggi fatti sulla nostra Community, bisogna reintrodurre una dimensione degli incentivi che punti sul radicamento, come nella norma precedente, focalizzandosi su aspetti quali la natalità, gli investimenti, le competenze professionali strategiche in settori chiave.


[1] XXIV Rapporto annuale Inps. Si veda Identikit dei cervelli di ritorno* – Lavoce.info per una sintesi

Impatriati e trasferimento al Sud: chiarimento tardivo e controverso dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una risposta di chiarimento in merito ai casi – piuttosto frequenti – di chi dall’estero si è trasferito in una regione del Mezzogiorno godendo di una riduzione dell’imponibile Irpef pari al 90%. La risposta si riferisce ai beneficiari del precedente regime agevolato (DL 34/2019) e non a quello corrente in vigore a partire dal 1 gennaio 2024.

Il documento (consultabile a questo link) fornisce chiarimenti in merito alla casistica di un trasferimento di residenza da una regione del sud ad un’altra, durante il primo quinquennio agevolato.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, in questi casi si decade retroattivamente dal beneficio “al 90%” che diventa al 70% per tutto il primo quinquennio agevolato, con l’obbligo di restituzione del differenziale goduto più interessi e sanzioni.

Segnaliamo che si tratta di una fattispecie non normata esplicitamente dalla legge, dunque soggetta a interpretazione. A nostro avviso, sarebbe stato auspicabile che l’Agenzia avesse evitato di chiedere l’applicazione di sanzioni, per diversi motivi. Sul tema del differenziale fra 90% e 70% si può discutere se sia in linea con la ratio attrattiva delle legge un recupero retroattivo. In ogni caso i trasferimenti fra regioni sono solitamente dettati da motivi di lavoro, che non sempre discendono da un comportamento attivo da parte del contribuente. Riteniamo quindi inopportuno introdurre un elemento punitivo (le sanzioni). In aggiunta, un chiarimento così tardivo dell’Agenzia rispetto ad un tema oggettivamente dubbio, ci fa prevedere come il contenzioso su questo tema sia molto probabile, considerando che la restituzione retroattiva, caricata di interessi e sanzioni, è economicamente pesantissima.

Emendamento Centemero al DL Fiscale: impatriati e investimenti

La proposta di legge che lega l’estensione delle agevolazioni a INVESTIMENTI in Italia è stata presentata come emendamento al DL Fiscale ( AC 2460 ), in conversione in questi giorni alla Camera in Commissione Finanze.

Emendamento n. 1.034, prima firma Centemero. Qui il testo: link

Siamo grati all’On.le Centemero per la lungimiranza, ora chiediamo a lui, al suo Partito e alle altre forze politiche di sostenere e approvare questa misura strategica e sperimentale!

Un nuovo “patto” fra Italia e impatriati è possibile – un bilancio e una proposta

Stimiamo che i soggetti rientrati in Italia grazie alle norme per l’attrazione del capitale umano siano stati circa 48,000 fino al 2023.

Di questi 43 mila sono impatriati (settore privato) e 3500 ricercatori (settore pubblico)
Importate evidenziare come il grosso dei rientri (oltre il 70% di questi numeri) sia avvenuto negli ultimi 4 anni.

Le norme stavano cominciando a funzionare e a invertire il saldo netto negativo con l’estero!

Stima del numero di soggetti rientrati fino al 2023
IMPATRIATI45000
RICERCATORI3500
TOTALE48000

Le agevolazioni hanno contribuito a colmare il gap di competitività (salariale, di prospettive) con il resto dell’Europa. Infatti, la UE è il principale bacino dal quale si rientra. Segue il Regno Unito, la cui incidenza è calata post-Brexit.

L’età media di chi rientra è di circa 35 anni. E’ una fascia chiave per politiche sulla natalità e sugli investimenti.

Un “patto” fra Italia e impatriati

Nelle nuove norma è assente la prospettiva del radicamento. Bisogna intervenire sulla legge. Come? E’ necessario pensare ad un “patto” fra Italia e impatriati:

Nelle nuove norma è assente la prospettiva del radicamento. Il nuovo radicamento deve puntare sugli investimenti, ossia:

chi rientra deve restare, non in modo coercitivo ma con un meccanismo di incentivi “win-win”

legare il radicamento (prolungamento periodo agevolato) ad investimenti effettuati in Italia

Aggiornamento D. Lgs. N.90 – modifiche al regime impatriati

Prima di tutto riassumiamo in estrema sintesi le recenti iniziative che abbiamo intrapreso nel tentativo di bloccare o mitigare l’impatto dell’abrogazione del regime impatriati.

Dopo aver contattato e scritto al Vice Ministro Leo, al Ministro Giorgetti e a vari esponenti politici di maggioranza e opposizione, ci siamo anche appellati alla Presidenza della Repubblica. Avete risposto a queste iniziative  con entusiasmo e la partecipazione massiccia della Community è la cosa che ci consente di avere un impatto tangibile.

Separatamente, nel corso delle ultime settimane, abbiamo inviato documenti di analisi dettagliate sulle criticità contenute nel testo proposto dal Governo, indicando potenziali correttivi. I destinatari sono stati il MEF la maggioranza e l’opposizione. 

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Abbiamo mantenuto una pressione mediatica enorme, partecipando a trasmissioni televisive, convegni, scrivendo articoli o contribuendo alla redazione di altri, e rilasciando interviste. 

Siamo riusciti a coinvolgere tutte le principali testate nazionali. Gran parte degli articoli, quando non circolati direttamente in Community, sono stati postati sul nostro profilo Twitter/X. 

Abbiamo fatto in modo che la stampa continuasse a mantenere alta l’attenzione sulla tematica non dimenticando mai di inoltrare gli articoli più importanti ai nostri interlocutori politici. 

Abbiamo poi fatto due audizioni, una al Senato in occasione dell’analisi della Legge di Bilancio e una di fronte alle Commissioni Finanze in seduta congiunta Camera/Senato per l’analisi del testo del nuovo D.Lgs. In entrambe le sedi abbiamo sollevato forti perplessità circa la volontà di abrogare il regime impatriati e sostituirlo con una nuova misura debole e difficilmente utilizzabile. 

Le nostre osservazioni hanno indubbiamente suscitato attenzione da parte dei Parlamentari delle commissioni. A seguito delle audizioni le commissioni riunite hanno predisposto dei pareri, contenenti delle “raccomandazioni” indirizzate al Governo per modificare il testo del D.Lgs. Trovate qui sotto i link che contengono le raccomandazioni che Camera e Senato hanno fatto al Governo sul D.Lgs.

http://documenti.camera.it/leg19/resoconti/commissioni/bollettini/html/2023/12/05/06/allegato.htm#data.20231205.com06.allegati.all00030Camera

http://documenti.camera.it/leg19/resoconti/commissioni/bollettini/html/2023/12/05/06/allegato.htm#data.20231205.com06.allegati.all00050

https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/19/SommComm/0/1398831/index.html?part=doc_dc-allegato_a

Le raccomandazioni approvate recepiscono i temi che abbiamo posto, quali il ripristino del legame fra indici di radicamento e durata delle agevolazioni, il ripristino dell’incentivo alla natalità tramite un estensione del periodo agevolato, un periodo transitorio, una riduzione del periodo di permanenza in Italia obbligatorio, la rimozione di sanzioni e interessi, il Sud e i trasferimenti infragruppo.

E’ importante sottolineare che si tratta di raccomandazioni con valore di indirizzo, non vincolanti per l’Esecutivo. Ci auspichiamo che alcune siano recepite ma non abbiamo contezza della forma precisa. Ora la palla è nel campo del Governo e ci aspettiamo che il D.Lgs venga pubblicato a breve in Gazzetta Ufficiale, probabilmente prima di fine anno. 

Valutaremo il risultato finale, consapevoli che già ottenere delle modifiche, stante la chiusura iniziale del Governo, è stato un risultato niente affatto scontato. 

Ciononostante, è molto probabile che, anche se venissero accettati e implementati tutti i suggerimenti, il risultato finale sia sub-ottimale. Sarà una norma pasticciata, scritta senza consultazioni con la società civile.

Rimaniamo convinti della bontà delle attuali norme, che sarebbe stato molto meglio modificare al margine e non abrogare. Forti di questa convinzione cercheremo poi di trovare strade per ripristinare quanto di buono c’è nell’impianto attuale per via emendativa.

Gli incentivi per l’attrazione del capitale umano NON costano e si ripagano da soli – l’evidenza contabile e accademica concordano

Lo affermiamo noi? nemmeno per idea

Lo ha sempre affermato la Ragioneria Generale dello Stato, da ultimo nella relazione tecnica al decreto delegato sulla fiscalità, che citiamo qui:

Ai fini della stima, analogamente a quanto stimato in occasione dell’introduzione del regime agevolato in questione, si ritiene che l’agevolazione in oggetto non produca sostanziali effetti negativi sul gettito fiscale. Infatti, si stima che gli effetti positivi sul gettito determinati dalla tassazione (ancorché agevolata) dei redditi dei soggetti che decidono il rientro in Italia in conseguenza della presente norma, seppur peggiorativa, appaiono più che adeguati a coprire gli eventuali modesti effetti negativi riscontrabili sul tendenziale.

Tutte le precedenti RT sono in proposito identiche.

Per sgombrare il campo da ogni dubbio, lo afferma anche un paper accademico pubblicato a Febbraio 2023 e firmato da due studiosi dell’ Institute for Employment Research (IAB) di Norimberga e della University of California, Davis.

Il paper, pubblicamente consultabile qui, analizza i risultati dei regimi innovativi di sconto fiscale introdotti dall’Italia per attrare capitale umano a partire dal 2010. I risultati sono chiarissimi:

-la propensione degli italiani all’estero a ri-trasferirsi in Italia è aumentata del 30% grazie all’introduzione delle agevolazioni

il fenomeno non è limitato ai redditi più alti, ma funziona attraendo persone su tutta la distribuzione reddituale

l’impatto fiscale netto è positivo, anche usando assunzioni molto conservative

Queste conclusioni ottenute con una metodologia quantitativa rigorosa, e testate per robustezza in molti modi che potete trovare nel paper, sono molto importanti. In primis perchè convalidano quanto già afferma la RGS, e permettono di smentire definitivamente chi afferma il contrario. L’impatto fiscale delle agevolazioni è positivo, punto.

Ma in secondo luogo, ancora più importantemente, perchè ci portano a ribadire ancora una volta quello che dovrebbe essere evidente, ossia che l’impatto totale complessivo per il sistema Italia è enormemente positivo. L’impatto fiscale, positivo, è solo uno delle ricadute positive che si ottengono attirando lavoratori e famiglie. Ci sono però altri elementi che non vengono presi in considerazione:

l’aspetto previdenziale: tutti i contributi versati da queste persone agli enti previdenziali

l’aspetto demografico, che insieme a quello previdenziale contribuisce alla tenuta del sistema Paese sotto enorme stress per problemi di denatalità

l’indotto fiscale, ossia il fatto che i redditi riportati in Italia generano imposizione indiretta, e quindi entrate fiscali aggiuntive e sviluppo

Tutti questi aspetti non sono quantificati qui, ma sono sicuramente positivi, e insieme all’impatto fiscale di base, anch’esso positivo come dimostrato dal paper.

Insomma, quando sentiamo dire che “le agevolazioni costano”, abbiamo di fronte una visione ideologica e non suffragata da argomentazioni concrete.

Lettera aperta al Vice Ministro On. Prof. Maurizio Leo: fermi l’abrogazione degli incentivi per
il rientro del capitale umano

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27 Ottobre 2023

Lettera aperta al Vice Ministro On. Prof. Maurizio Leo: fermi l’abrogazione degli incentivi per il rientro del capitale umano

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Egregio Vice Ministro,

è da più di sei mesi che la nostra Community che rappresenta ventunomila soggetti più le relative famiglie, le chiede un confronto.

Saremo comunque diretti: il Governo sta abrogando di fatto le agevolazioni per i rientro dei lavoratori dall’estero in Italia, cercando di nasconderlo dietro il tema dei “comportamenti elusivi”.

Perché?

Noi riteniamo che lei sia stato consigliato male. Come già emerso nel 2015 e negli anni successivi, serpeggia in ambito ministeriale una sorta di gelosia ideologica per i potenziali beneficiari di queste norme, che spiegherebbe. Ma queste visioni miopi andrebbero arginate, nell’interesse del Paese.

Il testo preparato dal ministero denota una totale incomprensione del fenomeno del c.d. rientro dei cervelli. Sembra quasi che a scriverlo sia stato qualcuno che non solo non ha mai indagato le sue cause e dinamiche, ma che nemmeno ha letto i dati pubblicati – dallo stesso MEF – nei vari anni passati, sull’efficacia delle misure che si sono succedute nel tempo. Riassumiamo: le norme – introdotte nel 2010-2011 come un esperimento per arginare il fenomeno del costante depauperamento di competenze di cui soffre l’Italia – funzionano inizialmente in modo mediocre, poi nel 2015 arriva il primo attacco ideologico che dietro la scusa di razionalizzare (stranamente, la stessa parola usata oggi) le depotenziano e ne complicano fortemente la fruizione. Risultato: crollo dei rientri. Chi è rientrato fugge. Nel 2019 il legislatore ha un momento di lungimiranza, e dal dialogo con chi – come noi – è in contatto costantemente con i nostri connazionali all’estero – indaga sulle cause del fenomeno e su come contrastarlo. Ne nascono le norme del DL Crescita (DL 34/2019), che puntano sul radicamento e sulla natalità, e che adesso il Governo abroga inspiegabilmente. Per fare rientrare le persone serve un orizzonte lungo, perché una persona o una famiglia non si sposta senza un progetto, altrimenti resta fuori, o dopo poco riparte. Ecco il senso delle norme pensate per favorire il radicamento permanente di chi rientra, con una logica premiale e non con la minaccia delle sanzioni. Risultato: forte crescita dei rientri di lavoratori, sia italiani sia provenienti dai principali paesi europei, con tassi di crescita dei flussi in ingresso del 30% annuale. Sembrerebbe una norma da valorizzare, ma siamo in Italia. Una norma che solo nel 2021 ha attratto oltre 1500 soggetti nel Mezzogiorno, in crescita del 213%, grazie ad uno sgravio potenziato? Figuriamoci.

Oggi volete abolire tutto questo. Da un governo che a parole ha fatto di natalità e italianità le sue bandiere, non ce lo aspettavamo.

Le facciamo una previsione: i beneficiari della nuova norma saranno pochissimi, mentre il danno d’immagine e reputazionale per il Paese sarà enorme, spazzando via quanto faticosamente costruito nel corso degli anni.

Perché?

Non certo per ragioni di costo: non ci sono costi per le finanze pubbliche dal regime impatriati, come certificato da tutte le RT della ragioneria generale negli scorsi anni. Anzi, dal 1.1.2024 con il crollo sicuro dei rientri verrà progressivamente a mancare un introito importante che sostiene il bilancio dello Stato sotto il profilo previdenziale. Ci sono oggi oltre 20 mila impatriati, che sommando i contributi Inps e Inail a carico del dipendente e delle aziende portano nel bilancio di questi due enti oltre 1 Miliardo di euro all’anno, senza contare le ovvie ricadute positive demografiche.

Comprenderà che di fronte a questi dati, non sia lontanamente accettabile la scusa degli “abusi”. Per limitarli bastava fare qualche aggiustamento mirato e potenziare i controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, non una abrogazione di fatto.

Basta un solo esempio per evidenziare come nel testo del governo sia nascosta l’abrogazione di fatto e una totale miopia sul fenomeno sottostante: quale incauto soggetto deciderebbe di trasferire se stesso e la famiglia verso un paese che nelle norme agevolative minaccia l’imposizione di sanzioni e interessi per 5 anni? Magari retroattivamente, magari con leggi che cambiano di anno in anno?

Le vorremmo proporre una lista di criticità, ma nel redigerla ci rendiamo conto che se un raffinato giurista come lei studia la cosa con attenzione, e guarda all’interesse del Paese, capirà subito che c’è una sola strada da prendere. Fermi questo scempio, non mutili l’attuale regime.

GLI INCENTIVI PER IL RIENTRO DEL CAPITALE UMANO DALL’ESTERO NON SI TOCCANO!

Abbiamo appreso che il Governo ha inserito nel Decreto Delegato in materia di fiscalità una modifica fortemente restrittiva agli incentivi per l’attrazione del capitale umano, introdotti con il DL Crescita del 2019.

Invece di apportare dei correttivi mirati o di rafforzare aspetti legati all’agenda di Governo come la natalità, è stata proposta una sostanziale abrogazione. La cosa è difficilmente comprensibile in quanto si colpisce una misura a costo zero per lo Stato. Sembra paradossale ma il Governo intende abrogare una misura che stava cominciando a dare risultati importanti come testimoniato dagli stessi dati MEF.

L’idea del Governo è di sostituire l’attuale regime con una nuova misura, tuttavia i potenziali beneficiari della nuova norma saranno pochissimi mentre il danno d’immagine e reputazionale per il Paese sarà enorme, spazzando via quanto faticosamente costruito nel corso degli anni. Le misure del DL Crescita sugli impatriati sono nate da un confronto con i nostri connazionali all’estero, portando ad una legge innovativa che stava dando risultati tangibili a costo zero: zero costo perché – come certificato in tutte le relazioni tecniche in materia – si attirano nuovi contribuenti in Italia, senza contare le ricadute positive in termini demografici, di indotto e capitale umano.

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I dati ministeriali relativi al 2021 mostrano un incremento del 40% nel numero di lavoratori rientrati rispetto all’anno precedente. Grazie inoltre al potenziamento previsto per chi rientra nelle regioni del sud, caso più unico che raro nella storia economica nazionale, si nota un aumento considerevole dei soggetti che si trasferiscono dall’estero nel Mezzogiorno. I dati proprietari di Gruppo Controesodo sul 2022 e 2023 confermano questo trend.

Questi risultati sono arrivati grazie al focus sulla semplificazione e soprattutto sul radicamento permanente operato dal DL Crescita. La normativa precedente non funzionava, era troppo restrittiva, troppo breve e troppo blanda. Poche persone rientravano, e molte ri-espatriavano. Con il DL Crescita si è scelto, oltre ad una semplificazione dei requisiti di accesso e ad un potenziamento dell’aliquota (specie per chi rientra al Sud), di incentivare le persone a rimanere in Italia, radicarsi, legando un’estensione temporale dei benefici fiscali alla scelta di formare una famiglia con figli e acquistando casa; esattamente quello che ci chiedevano e ci chiedono ancora gli espatriati.

Tutto questo viene spazzato via dalla bozza di testo dell’attuale decreto legislativo, con un colpo pesante alla certezza del diritto, operando anche un cambiamento “in corsa” per chi è rientrato nella seconda parte del 2023. Tutto ciò sarà ricordato in negativo da quanti, privati o imprese, italiani o stranieri considerino in futuro di stabilirsi in Italia.

Perché modificare una norma che già funziona?

Gruppo Controesodo teme che il Governo sottovaluti quanto importante sia la stabilità normativa per attrarre il capitale umano e il relativo indotto. Un nuovo cambio in corsa delle regole rischia di minare irrimediabilmente la credibilità del Paese.

Si può migliorare l’attuale normativa?

Sicuramente! Alcune nostre proposte, volte a potenziare, ad esempio, il focus sulla natalità, sono state portate da tempo all’attenzione di Governo e Parlamento, diventando oggetto anche di Proposte di Legge e mozioni parlamentari. Le proposte sono state elaborate dopo un nuovo sondaggio rivolto alla community che ha raccolto migliaia di riscontri. Se ne possono immaginare altre, ma vanno pensate e valutate in modo attento, snaturando il meno possibile un impianto che, finalmente, funziona.

Cosa chiede Gruppo Controesodo?

Gruppo Controesodo supporta da quasi dieci anni chi ha intenzione di trasferirsi dall’estero in Italia fornendo informazioni accurate sulle agevolazioni. Grazie a questa attività il Gruppo vanta una conoscenza molto approfondita della normativa e della sua applicazione concreta visto che sono migliaia le richieste di aiuto o chiarimento che riceve su base annuale.

Gruppo Controesodo chiede quindi che il regime attuale non venga modificato in sede di Legge Delega Fiscale e che il Governo adotti misure a sostegno della natalità come più volte dichiarato. Occorre evitare, come già successo in passato, di dover correre ai ripari in sede Parlamentare, per scongiurare una perdita di attrattività del Paese in una fase così delicata a livello economico e sociale.

Testo del comunicato in pdf

“Bentornata, Italia!”: la circolazione e
valorizzazione dei talenti per il rilancio del Paese

Segnaliamo questa bella iniziativa degli amici di chEUropa, Forum della Meritocrazia e Tortuga: un sondaggio/studio sulle dinamiche e sulle motivazioni del rientro e della mobilità

Questo il link per partecipare!

https://cheuropa.typeform.com/bentornata-ita

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Il progetto

Attraverso una migliore comprensione delle ragioni che motivano gli expat
italiani a rientrare, il progetto mira a identificare punti di forza e criticità degli ambienti
lavorativi, a sensibilizzare gli attori economici e istituzionali italiani sulle opportunità
derivanti dalla circolazione dei talenti, e a identificare le buone pratiche in grado di
migliorare la produttività del sistema Italia rendendo più attrattivo il mercato del
lavoro. I risultati della ricerca saranno comunicati in occasione di un evento che si terrà
a Milano.


Media Partner dell’iniziativa è Will Media