Impatriati e dichiarazioni di asset all’estero

Pubblichiamo il testo di un approfondimento di interesse per chi si trasferisce in Italia, mantenendo attività e investimenti all’estero.

Il tema è complesso anche per la (com)presenza nel nostro ordinamento di diversi regimi di attrazione, che possono prevedere obblighi diversi per la dichiarazione di attività estere. Chi avesse interesse concreto ad approfondire il tema può contattarci.

Qui il link all’articolo completo di Antonio Longo, e sotto una sintesi per chi non avesse accesso.

 

Articolo

L’articolo 4 del D.L. 167/1990 impone alle persone fisiche residenti in Italia di indicare, nel quadro RW della dichiarazione annuale dei redditi, gli investimenti all’estero e le attività estere di natura finanziaria.
Il quadro RW va compilato anche per il calcolo dell’imposta sul valore degli immobili all’estero (IVIE) e dell’imposta sul valore delle attività finanziarie estere (IVAFE), rispettivamente nella misura dello 0,76% e dello 0,2%.
I suddetti obblighi di monitoraggio possono subire delle deroghe in caso di adesione a particolari regimi attrattivi per chi trasferisce la propria residenza in Italia.
In particolare, tali regimi sono:
a)     al regime ex art. 24-bis del Tuir per i “neo residenti” (c.d. regime dei “res non dom”) che, al ricorrere di determinate condizioni, consente di optare per un’imposta sostitutiva pari a 100mila euro annui su tutti i redditi prodotti all’estero a prescindere dall’importo dei redditi medesimi.
L’adesione al regime garantisce ai beneficiari, per tutta la durata dell’opzione (massimo 15 anni), l’esonero dalla compilazione del quadro RW e dal versamento dell’IVIE e dell’IVAFE. Inoltre, non si applica l’imposta sulle successioni e donazioni ai trasferimenti di beni detenuti all’estero dal neo residente (le imposte si applicano, invece, ai trasferimenti di beni e diritti esistenti in Italia);
b)     al regime ex art. 24-ter del Tuir previsto per i pensionati esteri che trasferiscono la residenza in un Comune del Sud Italia con meno di 20mila abitanti, i quali potranno optare per un’imposta sostitutiva del 7% su tutti i redditi esteri (non solo sulle pensioni). I pensionati non saranno così tenuti a compilare il quadro RW e saranno esonerati dall’IVIE e dall’IVAFE, ma, a differenza dei “res non dom”, non godranno di agevolazioni per l’imposta sulle successioni e donazioni;
c)      al regime ex art. 16 del D.Lgs. 147/2015 previsto per i lavoratori “impatriati” e per i ricercatori e docenti (articolo 44 del Dl 78/2010) che si trasferiscono in Italia. Per questi soggetti non si applica alcun esonero circa la compilazione del quadro RW che dovrà, quindi, essere compilato in presenza di investimenti o attività finanziarie detenute all’estero.
Fonte:              Antonio Longo – “L’impatriato dichiara il conto oltrefrontiera” – Il Sole 24 Ore del 17 giugno

 

 

DL Crescita e controesodo: altri pasticci in vista (?) e l’incomprensibile ostilità degli uffici MEF verso gli impatriati

Il DL Crescita si avvia verso la conversione in Legge e purtroppo non abbiamo buone notizie.

Gli aggiustamenti da noi suggeriti, che miravano a correggere alcune distorsioni e situazioni discriminatorie, non sono state recepite per l’opposizione sorda, ancora una volta, dei tecnici degli uffici ministeriali (MEF).

Ma perché tanta ostilità? Francamente fatichiamo a capirlo. Sta di fatto che dal 2015 in poi abbiamo assistito ad un susseguirsi di atti che potremmo definire ostili verso tutti i lavoratori che hanno scelto di trasferire le proprie famiglie in Italia. Lo diciamo subito, non è un’ostilità politica, anzi siamo fortunati ad avere trovato ed avere attualmente degli interlocutori politici che capiscono l’importanza di questi temi e sono impegnati in prima linea.
Però di ostilità si tratta: prima l’abolizione ex-abrupto della L.238 appena prorogata, poi il cambio in corsa delle regole del D.Lgs 147/15, poi l’assurda pretesa dei conguagli retroattivi per chi aveva optato per tale regime, che fra l’altro si accaniva contro le lavoratrici donne (per memoria, leggete la storia del Gruppo).

Come è noto, abbiamo contribuito attivamente e in modo importante alla stesura delle nuove norme sull’attrazione del Capitale Umano, facendo anche tesoro degli spunti provenienti dalla Community. La prova è nel testo della PdL “Capitale Umano Italia”, a firma On.li Pagano, Centemero e altri, (qui il testo) presentata a Dicembre 2018, in cui sono confluiti molti dei temi che portiamo avanti da tempo.

Fra le altre cose, gli interventi proposti erano:

-ampliamento ed estensione delle agevolazioni fiscali per chi rientra in Italia, con obiettivo il radicamento, e senza creare discriminazioni fra “impatriati di serie A e di serie B” sulla base del momento di rientro

-eliminazione del requisito dell’iscrizione Aire

-creazione di un portale per il Capitale Umano che fungesse da punto di informazione e ingresso per chi rientra in Italia

Questi tre temi sono confluiti nella bozza del Decreto Crescita, ma il testo emanato è stato modificato ad opera del MEF, con i seguenti effetti:

  1. si è introdotta un’assurda distinzione fra chi rientra nel 2020 e chi è rientrato prima, creando una disparità di trattamento insensata, e secondo alcuni incostituzionale (non lo diciamo noi, ma primari studi legali come potete leggere qui). E si badi bene che questa modifica è un atto di ostilità da parte dei tecnici MEF verso tutti i lavoratori e i soggetti rientrati, perché la Relazione Tecnica all’art.5 del Decreto è molto chiara nel ribadire (in coerenza con le valutazioni passate) che queste misure non comportano oneri negativi per il gettito fiscale

    E questo dovrebbe essere evidente, dato che stiamo parlando di gettito nuovo da parte di soggetti che non si trovavano in Italia, e che con le misure introdotte si mira a far restare permanentemente. Ma comunque, se non ci sono impatti sul gettito, perché escludere chi è già rientrato? Questa domanda la giriamo alla politica, che ci supporta e che ha questo tema a cuore, perché speriamo si faccia valere e trovi presto lo spazio per correggere questa situazione che lascia sconcertata tutta la Community
  2. Nella fretta di tagliare fuori tutti i lavoratori rientrati, il testo è stato pasticciato ed ha molte inconsistenze e incongruenze. Un esempio: sul tema Aire, abbiamo sempre sostenuto che si trattava di un requisito illogico, discriminatorio verso i cittadini Italiani, e in contrasto con le convenzioni internazionali, e proposto degli interventi semplici e lineari per aggiustare il tiro. Appelli caduti nel vuoto. Finchè non è scoppiata la polemica mediatica sul caso dei ricercatori rimpatriati e multati per l’assenza dell’iscrizione Aire. Il nostro testo è stato completamente stravolto, e invece di chiarire che si guarda la sostanza e non la forma, si introduce una sorta di “condono” per il passato, con una formulazione poco chiara, che sembra sostanzialmente dire “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato” (secondo noi anche questa incostituzionale), salvo poi, nella fretta ripetiamo di tagliare fuori da qualsiasi agevolazione i soggetti rientrati, nel comma 2 si afferma che la misura in esame si applica solo ai soggetti che rientrano dal 2020. Quindi il condono per l’Aire c’è o non c’è? Secondo la lettera della legge, no. E allora che senso ha il comma 1, lettera d), 5-ter ? L’ ennesimo pasticcio!
  3. Si ampliano le maglie per attirare in Italia anche imprenditori e non laureati (bene), ma contemporaneamente si tagliano fuori gli studenti Italiani che completano all’estero un Master di specializzazione della durata di due anni accademici. Due anni accademici erano sufficienti per accedere ai benefici fiscali ex.dlgs 147/2015 anche se inferiori a due anni fiscali o solari. Il nuovo DL Crescita invece richiede sia per i nuovi rientri, sia per quelli già rientrati per i quali si spera nella sanatoria AIRE, che siano stati all’estero per due anni fiscali! Questa cosa, per chi è già rientrato, ma anche per chi vorrà rientrare non è sempre possibile e si corre il rischio di avere un impianto normativo che incentiva il rientro del capitale umano non qualificato a scapito di quello ultra-qualificato. Inspiegabile!

Il Gruppo Controesodo, che da anni assiste gratuitamente chi vuol rientrare o è già rientrato in Italia dall’estero, vuole e pretende di essere parte attiva del dialogo con le istituzioni su questi temi.

Ignorarci non può far altro che aumentare l’incertezza normativa e, nel lungo periodo, scoraggiare il rientro del capitale umano!

Ci appelliamo dunque alla politica affinchè ci aiuti nel dialogo con il MEF, in particolare con il Dipartimento delle Finanze, in modo da poter discutere apertamente delle problematiche di cui sopra e trovare una soluzione.

Noi siamo disponibili ad un confronto e non lo temiamo, voi lo siete ?

 

 

Misure del DL Crescita: rimane escluso chi è rientrato prima del 2020 – chiarimento

Facciamo seguito alle numerosissime richieste che ci sono arrivate in questi giorni per chiarire quanto segue:

1) L’attuale bozza di DL Crescita prevede che il potenziamento dell’incentivo fiscale ex D.Lgs 147/2015 dal 50% al 70% e l’estensione di ulteriori cinque anni condizionata a casa/figli NON SI APPLICANO A CHI E’ RIENTRATO PRIMA DEL 2020.

2) Idem per quanto riguarda i ricercatori/docenti beneficiari del regime agevolato ex DL 31 Maggio 2010 n.78.

Questo chiaramente genera un trattamento diverso e penalizzante verso chi è già rientrato, e rischia di minare l’intento della norma di generare retention.

Stiamo cercando di portare all’attenzione della politica questa criticità.

Restituzione conguaglio 2016 – aggiornamento

Cari tutti,

abbiamo recentemente incontrato l’Agenzia delle Entrate, per avere chiarimenti sul tema dei conguagli non ancora rimborsati a chi ha optato per il regime 147/15.

Di seguito quanto emerso:

– per chi ha fatto una dichiarazione integrativa a valere sul periodo di imposta 2016 abbinata al 730 per il 2017, il rimborso dovrebbe arrivare a gennaio 2019

– il motivo di questo ritardo è dovuto ai controlli preventivi dell’Agenzia. Tale controllo dura in media quattro mesi, dopo i quali le somme vengono in genere autorizzate ed erogate entro due mesi

– le tempistiche di cui sopra assumono che l’agenzia si limiti a controllare la correttezza formale degli importi indicati in dichiarazione integrativa, senza richiesta di ulteriori approfondimenti

– nel caso di approfondimenti i tempi si allungano inevitabilmente. Gli approfondimenti sono legati alla situazione specifica di ciascun contribuente e a discrezione dell’ufficio territoriale di competenza che li esegue. Nelle grandi città gli approfondimenti potrebbero essere gestiti più lentamente

– per chi ha fatto istanza di rimborso i tempi si allungano e sono indefiniti perché dipendono dal tipo di approfondimenti richiesti dall’agenzia di caso in caso

– è importante che il contribuente sia registrato nel sito dell’Agenzia con il proprio codice fiscale e che abbia fornito all’Agenzia il proprio iban per il rimborso. La mancata comunicazione dell’Iban all’Agenzia comporta un ulteriore ritardo di sei mesi dovuto alla creazione di un vaglia postale per il rimborso da parte di Banca d’Italia

Un saluto

Michele, Francesco e Antonio

Considerazioni sul provvedimento dell’agenzia

Qui di seguito alcune nostre considerazioni sul provvedimento dell’agenzia relativo alle modalità di recupero dei conguagli pagati nel 2017 da coloro che hanno deciso di esercitare l’opzione per passare dal regime 238/10 al regime dell’art.16 d.lgs 147/15.

In primis, il provvedimento rappresenta la meta di un lungo lavoro, e corona mesi di sforzi. Crediamo che debba essere uno stimolo a far crescere ancora il gruppo, come numero e come profilo, e per farlo invitiamo tutti a seguire gli aggiornamenti sul sito e su twitter @GControesodo

Considerazioni pratiche e tempistiche

In termini pratici, le due strade per recuperare i conguagli sono la presentazione di un’istanza di rimborso o di una dichiarazione integrativa.

L’istanza di rimborso ha dei tempi di elaborazione piuttosto lunghi, professionisti del settore ci dicono che si tratta di qualche anno. La dichiarazione integrativa ha il vantaggio di prevedere tempi potenzialmente molto più rapidi, come descritto di seguito, e quindi è la strada che consigliamo.

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Il credito emergente dalla dichiarazione integrativa può essere compensato:

– da subito, se l’integrativa è presentata entro il termine per l’invio della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo;

– con i debiti di imposta  maturati a partire dal periodo d’imposta successivo a quello di presentazione della dichiarazione integrativa, qualora la stessa venga presentata oltre il termine previsto per la presentazione della dichiarazione dell’anno successivo.

Quindi, per poter utilizzare da subito il credito, l’integrativa va presentata entro il 31.10.2018 (termine per la presentazione del modello “Redditi PF  2018”). In sostanza, ci sembra consigliabile presentare fin da subito l’integrativa, procedendo ad utilizzare il credito in compensazione nella dichiarazione dei redditi annuale che verrà presentata a breve quest’anno.

L’integrativa attraverso il modello “Redditi PF” va presentata anche nei casi in cui i “controesodati con opzione” abbiano presentato il modello 730. Infatti, il modello “730 integrativo” poteva essere presentato solo entro il 25 ottobre 2017 (non è più possibile presentarlo).

I riferimenti normativi sono contenuti nei commi 8 e 8-bis dell’articolo 2 del D.P.R. n. 322/1998.

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Altri vantaggi dell'integrativa

Altro elemento di attenzione che ci sembra importante: il provvedimento dell’Agenzia dice che nel caso della dichiarazione integrativa, il contribuente deve “conservare la documentazione rilevante a dimostrare la sussistenza dei presupposti per la fruizione del beneficio”, mentre nel caso dell’istanza di rimborso si deve “allegare” tale documentazione, che quindi potrebbe venire verificata sin da subito per accertare la spettanza dei benefici. Anche in questo caso quindi ci sembra preferibile l’integrativa.

Le considerazioni qui esposte non sono esaustive, non hanno la pretesa di essere esatte e vogliono solo essere una guida per orientarsi sui prossimi passi.

Pubblicato il provvedimento per la restituzione dei conguagli

È stato pubblicato ieri il tanto atteso provvedimento sulle modalità di restituzione dei conguagli pagati da chi ha optato, nel 2017, per passare dal regime 238/10 al regime 147/15.

Qui di seguito il link al provvedimento.

Una volta analizzato, circoleremo agli iscritti alcune considerazioni; ad una prima lettura ci sembra che le opzioni per il recupero dei conguagli siano quelle che ci attendevamo, ossia una dichiarazione integrativa o un’istanza di rimborso.

Gruppo Controesodo

http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/nsilib/nsi/normativa+e+prassi/provvedimenti/2018/aprile+2018+provvedimenti/provvedimento+20042018+impatriati/PROVVEDIMENTO+N.+PROT.+85330_.pdf