Un nuovo “patto” fra Italia e impatriati è possibile – un bilancio e una proposta

Stimiamo che i soggetti rientrati in Italia grazie alle norme per l’attrazione del capitale umano siano stati circa 48,000 fino al 2023.

Di questi 43 mila sono impatriati (settore privato) e 3500 ricercatori (settore pubblico)
Importate evidenziare come il grosso dei rientri (oltre il 70% di questi numeri) sia avvenuto negli ultimi 4 anni.

Le norme stavano cominciando a funzionare e a invertire il saldo netto negativo con l’estero!

Stima del numero di soggetti rientrati fino al 2023
IMPATRIATI45000
RICERCATORI3500
TOTALE48000

Le agevolazioni hanno contribuito a colmare il gap di competitività (salariale, di prospettive) con il resto dell’Europa. Infatti, la UE è il principale bacino dal quale si rientra. Segue il Regno Unito, la cui incidenza è calata post-Brexit.

L’età media di chi rientra è di circa 35 anni. E’ una fascia chiave per politiche sulla natalità e sugli investimenti.

Un “patto” fra Italia e impatriati

Nelle nuove norma è assente la prospettiva del radicamento. Bisogna intervenire sulla legge. Come? E’ necessario pensare ad un “patto” fra Italia e impatriati:

Nelle nuove norma è assente la prospettiva del radicamento. Il nuovo radicamento deve puntare sugli investimenti, ossia:

chi rientra deve restare, non in modo coercitivo ma con un meccanismo di incentivi “win-win”

legare il radicamento (prolungamento periodo agevolato) ad investimenti effettuati in Italia

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